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Mostre collettive 2011

Febbraio 2011

Libreria Moderna, Rieti. Trame, a cura di Barbara Pavan.

Sono stati esposti alcuni angeli cuciti su pezzi strappati da vecchi lenzuoli, appartenenti alla serie Non sempre il paradiso può attendere.

Il filo nero utilizzato è quello da sutura, atto a ricongiungere i lembi di una ferita. Gli angeli cuciti hanno qui una storia concettuale alfine positiva: dai drammatici Ex voto di Resurrexit, alle tele libere che scendevano dal soffitto in Isolina e le altre o in Alt, il corpo è mio, mostre entrambe incentrate sulla violenza sulle donne.

Questi ultimi angeli vengono liberati: il filo, infatti, è tagliato. Dai primi angeli, quindi, che riassumevano la ricerca artistica riguardante riflessioni sulla violenza e sulla memoria e sul fatto che esiste, viva e tangibile, una quarta dimensione dell'opera d'arte, concretizzata convenzionalmente nel tempo, abbiamo qui un proseguimento dove l'angelo, medicato, sta guarendo, indipendente e finalmente privo di costrizioni. Tutte le fotografie sono state completate e rese uniche dalla cucitura. Il fotografo scatta e ritrae la realtà, l'artista opera sulla realtà fotografata, trasformando le ombre e i desideri e guidando l'immagine verso il trascendente, verso l'inconoscibile.

Aprile 2011

Met Art, Terni. Fotografika vol. 3, a cura di Barbara Pavan. Catalogo.

Sono state esposti alcuni moduli del ciclo Sweet home, fotografie ritoccate con pennarello nero e cucite con filo da sutura.

Intendo questo ciclo un proseguimento naturale di Abito ancora in parte forse, (febbraio 2006) quando ho compiuto una lunga ricerca, rientrando negli appartamenti dove avevo abitato nella mia vita, circa una quindicina, chiedendo semplicemente agli attuali occupanti, che non conoscevo, di poter entrare a casa loro e fare delle foto. Nessuno mi ha negato il permesso, e sono stati fatti centinaia di scatti.

Intendo questo ciclo un proseguimento naturale degli angeli cuciti, in cui gelavo l'urlo tacito del mondo.

Intendo questo ciclo un proseguimento naturale di una sola opera, 25 aprile 2007 (Collezione UNO, novembre 2007), dove ho operato e cucito un mio ritratto eseguito con l'autoscatto, seguendo gli stessi segni degli sciamani del Mozambico, paese dove ho vissuto in gioventù, che scarificano per guarire.

Cucire scarificare far male per curare. Edifici che terminano la loro vita. La natura compie il suo corso. Edifici case come contenitori di anime.
"L'idea di cucire edifici cadenti mi piace!! Edifici abbandonati e fatiscenti, cuciti per essere tenuti assieme, perché non crollino del tutto, o forse anche solo perché non se ne perda memoria. Non so cosa voglia dire cucire, per te, ma (al di là del fatto che questo è termine architettonico - noi diciamo ricucire , quando si parla di un tessuto urbano malato, sfrangiato), credo che sia termine interessante perché evidenzia un'idea di intervento, una volontà di fare positivo. Tale far positivo riguarda anche l'individualità di ciascuno di noi, quando a quel manufatto voglia unire un comune destino, perché anche quell' edificio ha un'anima che lo unisce a persone, ed in ciò ha anche a una storia (Casa Bossi, anche tu ben sai, è tutto questo, e forse essa perfino di più, da quando s'è fatta anche opera letteraria)" Enrico Mercatali.
Installazione modulare, misure determinate dall'ambiente. Ogni modulo, della misura di 30x30, è numerato e titolato ed è riferito ad un edificio. A Terni sono stati esposti: modulo Casa Macchi, Novara, modulo Casa Bossi, Novara (2 pezzi), modulo Bosnia 2010, modulo Fondazione Mudima, Casalbeltrame, Novara.