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Alla scoperta della provincia nascosta: un capitolo d'assaggio

20. Scoprire Romentino attraverso le architetture di Pio Occhetta

 

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Un affetto particolare, un karma, o non so, lega, me, novarese, al paese di Romentino.Per caso, quando vinsi il concorso per insegnante di scuola elementare, proprio qui capitai, e furono sette splendidi anni, condivisi con tutte le colleghe, tra cui Giulia e Antonietta, alle quali sono ancor oggi emotivamente davvero legata.
Poi vinsi il concorso per l’insegnamento alla scuola secondaria superiore, dovetti lasciare, a malincuore, Romentino per la sede di Arona. Dopo pochi anni ebbi il trasferimento, e, sorpresa, mi toccò ancora una volta Romentino, al Liceo Scientifico Pascal.
Ho avuto occasione di avere in classe nuovamente alcuni miei allievi delle elementari, questa volta come prof… che bello sentire i loro ricordi di ciò che faceva la maestra Eliana!!!

 

Scrivendo quindi un nuovo libro dedicato questa volta alla provincia di Novara, davvero Romentino non poteva mancare. Non volevo però scrivere un itinerario classico, né scrivere sulla storia del paese, già ben narrata nel libro “Romentino, un paese qualunque” (Luigi Baldi, 1984). Volevo qualcosa di più originale.
Mi venne in aiuto l’amica Eleonora Groppetti, giornalista del Corriere di Novara e romentinese da sempre, che mi suggerì il nome dell’architetto Pio Occhetta e mi mise in contatto con la di lui figlia Laura, architetto anch’essa.
Ho potuto quindi stilare questo itinerario, che davvero incontra i miei gusti e spero possa piacere anche ai lettori, riguardante alcuni edifici e la ristrutturazione del centro storico del paese ad opera di Pio Occhetta, che, assessore alla programmazione urbanistica per due amministrazioni (1990-2004), cambiò completamente l’immagine del paese, trasformando Romentino da vecchio borgo rurale in un centro moderno ed accogliente.
Pio Occhetta è stato per ben quarant’anni insegnante di tecnologia delle costruzioni all’Istituto per geometri “Pier Luigi Nervi” di Novara. Si è spento all’età di 71 anni l’8 gennaio 2005 dopo 11 mesi di coma irreversibile.

 

Recita il Codice Deontologico degli Architetti Italiani: “la professione dell’Architetto è espressione di cultura e tecnica che impone doveri nei confronti della Società, che storicamente ne ha riconosciuto il ruolo nelle trasformazioni fisiche del territorio, nella valorizzazione e conservazione dei paesaggi, naturali e urbani, del patrimonio storico e artistico e nella pianificazione della città e del territorio”.

Pio Occhetta ha davvero incarnato la figura dell’architetto “nuovo” del '900, che non si può più occupare, come è stato in passato, di disegnare il nuovo in uno spazio vuoto, bensì di ripensare, riprogettare, mantenere e rendere sostenibile l’esistente.

 

É proprio Pio Occhetta che spiega le linee sostanziali del suo lavoro con queste parole: «In maniera molto sintetica possiamo dire che considerare una città nei suoi valori ambientali significa capire il perché di certe presenze, urbanistiche, architettoniche, importanti e no, che sono quelle che definiscono il carattere di una città. Si può quindi affermare che il carattere di una città, in generale, non è determinato da un singolo stile, ma che, sostanzialmente, è il risultato di una vasta composizione tra le coordinate del tempo e dello spazio, dove ogni costruzione si definisce, ancor più che in se stessa, per il gioco dei rapporti che scambia con le altre».

 

Seguiamo allora l’Architetto, passeggiando per Romentino, alla scoperta di alcune sue realizzazioni, secondo l’ordine cronologico secondo il quale sono state realizzate.
Il denominatore comune delle sue opere è senza dubbio l’architettura razionalista.

  • L’architettura razionalista

    Fonda le sue radici nel funzionalismo di età illuministica (cioè far coincidere gli aspetti estetici e formali con le esigenze di carattere pratico in un edificio), ma trova piena espressione nel XX secolo, affermandosi decisamente nel 1920 con le esperienze di Bauhaus in Germania.
    Punta alla riqualificazione della vita quotidiana attraverso la formulazione di nuovi valori estetici fondati sul principio “la forma segue la funzione”.
    Massimo esponente del razionalismo è stato Le Corbusier, pseudonimo di Charles-Edouard Jeanneret-Gris (La Chaux-de-Fonds, 6 ottobre 1887 –Roquebrune-Cap-Martin, 27 agosto 1965), che ha esplicitato i cinque capisaldi dell’architettura razionalista:

    • Pilotis (piloni): sostituiscono i voluminosi setti in muratura che penetravano fin dentro il terreno, per fungere infine da fondazioni, creando invece dei sostegni molto esili, poggiati su dei plinti, su cui posizionare poi i solai in calcestruzzo armato.
    L'edificio è retto così da alti piloni puntiformi, di cemento armato anch'essi, che elevano la costruzione separandola dal terreno e dall'umidità. L'area ora disponibile viene utilizzata come giardino, garage o - se in città - per far passare strade.

    • Il tetto-giardino (tetto a terrazza): restituisce all'uomo il verde, che non è solo sotto l'edificio ma anche e soprattutto sopra.
    Tra i giunti delle lastre di copertura viene messo il terreno e seminati erba e piante, che hanno una funzione coibente nei confronti dei piani inferiori e rendono lussureggiante e vivibile il tetto, dove si può realizzare anche una piscina.
    Il tetto giardino è un concetto realizzabile anche grazie all'uso del calcestruzzo armato: questo materiale rende infatti possibile la costruzione di solai più robusti in quanto resiste alla cosiddetta trazione, generata dalla flessione delle strutture (gravate del peso proprio e di quanto vi viene appoggiato), molto meglio dei precedenti sistemi volti a realizzare piani orizzontali.

    • La Plan libre (pianta libera) è resa possibile dalla creazione di uno scheletro portante in cemento armato che elimina la funzione delle murature portanti che “schiavizzavano” la pianta dell'edificio, permettendo all'architetto di costruire l'abitazione in tutta libertà e disponendo le pareti a piacimento.

    • La “facciata libera” è una derivazione anch'essa dello scheletro portante in calcestruzzo armato. Consiste nella libertà di creare facciate non più costituite da murature aventi funzioni strutturali, ma semplicemente da una serie di elementi orizzontali e verticali i cui vuoti possono essere tamponati a piacimento, sia con pareti isolanti che con infissi trasparenti.

    • La fenêtre en longueur (o finestra a nastro) è un'altra grande innovazione permessa dal calcestruzzo armato. La facciata può infatti ora essere tagliata in tutta la sua lunghezza da una finestra che ne occupa la superficie desiderata, permettendo una straordinaria illuminazione degli interni ed un contatto più diretto con l'esterno.

 

Per quanto riguarda l’edilizia privata unifamiliare, il primo edificio che incontriamo è villa Bonomi, in via Galliate 9, edificata nel 1959, già con chiari intenti razionalisti. Bella la vetrata che dà sul giardino, e splendida l'idea del non utilizzare alcun tipo di cancellata: la villa si immette nell’ambiente circostante, senza ostacoli, senza muri.

Anche villa Pipinda, in via Donati angolo via don Cattaneo, del 1970, non ha recinzione. Il tetto è piano, come aveva codificato Le Corbusier. Le linee sono ortogonali e la decorazione, se così si può chiamare, è data dal fitto alternarsi dei pieni e dei vuoti e dall’uso del rosso.

Villa Pipinda a Romentino - Pio Occhetta

  • Villa Pipinda

 

Villa Farina, in via Belletti, angolo via Galilei, è del 1993.
Il progetto iniziale rimandava alla preesistenza, valore fondamentale nel lavoro di Pio Occhetta, che analizzava con estrema cura la collocazione dell’edificio e le funzioni dell’area circostante. Sono state quindi proposte trame di murature storiche per il piano terreno, che dovevano mescolarsi ai materiali contemporanei. Questa parte però non è stata realizzata, ed anche il piano terreno è di cemento. Qui è il balcone che diventa decorazione, quasi un modulo scultoreo che ricorda quelli utilizzati dall’artista galliatese Angelo Bozzola (nella foto).

Villa Farina a Romentino - Pio Occhetta Angelo Bozzola
  • Villa Farina
  • Angelo Bozzola

 

Villa Paglino, dalle linee molto pulite, è in via Gambaro ed è del 1993.

 

Per quanto riguarda i condomini, a Romentino possiamo trovare la Capajanca (nella foto), del 1972, in via Donati 30/a e il condominio Snoopy, in via Baracca 4, del 1973. Nel 1974 viene edificato il condominio Charlie di via San Rocco 9, vero e proprio manifesto dell’architettura razionalista.

 capajanca romentino pio occhetta

  • Capajanca

 

 

Pio Occhetta si è occupato anche di edilizia popolare, con la zona PEEP S5 del 1980, via Trento e Trieste 19 e 38 e con l’edilizia TG2 del 1985, in via Vinzole 5.
L’architetto pensava che il problema dell’edilizia popolare “non può e non deve essere posto semplicemente come risoluzione di un problema abitativo, ma deve essere inteso come momento di integrazione sociale ed urbana”. È secondo questa idea che Pio Occhetta progetta questi edifici, pensando che il diritto all'abitazione non è solo un diritto economico e sociale, ma anche culturale.

 

Per quanto riguarda gli edifici pubblici, a Romentino abbiamo la ex sede della Banca Regionale Europea del 1990, in via conti Caccia, di fronte al circolo.
La facciata è uno specchio che riflette la realtà circostante, e questa superficie, che notiamo presente in diversi suoi progetti, è una delle cifre di riconoscibilità del nostro artista. L'immagine virtuale che leggiamo in questo specchio è ancora una volta il paese di Romentino, tanto amato dall’architetto.

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  • Ex sede della Banca Regionale Europea

 

Uno degli ultimi lavori è il Centro culturale ottenuto dalla ristrutturazione dell’ex Ente Risi (via Donati 26) inaugurato nel 2006 e a lui intitolato.
Nel 2000 incomincia a delinearsi il recupero del vecchio e fatiscente edificio per crearvi uno spazio culturale. L’attenta ristrutturazione ha cercato di mantenere il più possibile la fisionomia originaria: sono stati recuperati gli spazi, chiudendo il piano terra con ampie vetrate e mantenendo la copertura con le capriate in legno.
Anche qui per l’architetto il nuovo centro doveva essere un forte polo aggregativo sociale, e così è stato: ha uno spazio polifunzionale che ospita il centro anziani, la biblioteca e le associazioni romentinesi, un bar, una cucina e spazi per incontri culturali e mostre d’arte. Il salone del piano terra si immette su di un magnifico giardino.

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  • Centro Culturale ex Ente Risi

 

Pio Occhetta si è occupato anche di spazi per la socialità, come l’ormai storico bar Fontana (1964), di fronte al municipio di Romentino.
Il locale apre nel 1966, ad opera di Elio e di sua moglie Giovanna. Si tratta di un locale all’avanguardia, che offre cocktails sofisticati, come “andava di moda” nella vicina Milano. Il locale è come allora, è stato solo necessario ampliarlo, inserendo una nuova sala, ma il muro perimetrale è stato soltanto spostato, così da non compromettere la visione d’insieme pensata dall’architetto: il locale è infatti completato da uno specchio a tutta parete, che moltiplica all’infinito lo spazio. All’ingresso vi è il bancone e la zona lounge con tavolini bassi, divani e camino.
Pio Occhetta aveva progettato anche le decorazioni, per esempio del soffitto (già fonoassorbente ed ignifugo), dei tendoni e delle poltrone, dai motivi decisamente anni ’60-’70.

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  • Bar Fontana

 

Per quanto riguarda l’urbanistica, decisamente importanti sono le ristrutturazioni del nucleo storico di Romentino (1978) e di Piazza Saint Marcel (1995/2003 – nella foto).
Nelle intenzioni progettuali vi era la necessità di una responsabilizzazione del cittadino alla vita pubblica, che doveva essere favorita dall’organizzazione strutturale urbana, cioè, più semplicemente, dalle occasioni che hanno i cittadini di incontrarsi e comunicare.
Nel 1997 vengono rifatte le reti di gas, acqua, fognatura delle vie del centro, diventando occasione di ripensare alla pavimentazione stradale, all’illuminazione e all’arredo urbano, nell’ottica, scrive l’architetto, “di una reinterpretazione in chiave moderna, ma in continuità con le preesistenze, della tipologia del centro storico. Un intervento realizzato quindi con materiali in parte tradizionali (acciottolato), ed in parte contemporaneo (autobloccante), mirato al recupero del valore storico delle preesistenze ambientali, integrato con le esigenze funzionali del vivere contemporaneo”.
Sempre in centro paese, Pio Occhetta ha eseguito la riqualificazione di piazza Saint Marcel: lo stato urbanistico di fatto della zona era quello di un’area occupata da edifici civili con annessi innumerevoli rustici e pertinenze. Lo scopo era quello di “riqualificare il tessuto edilizio urbano particolarmente degradato per mutate esigenze funzionali d’uso”; infatti, per gli edifici in precario stato di conservazione e manutenzione viene prevista la demolizione.

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  • Piazza Saint Marcel

 

Il lavoro di Pio Occhetta è stato catalogato nel 2015 nella pubblicazione “Pio Occhetta. Il mestiere dell’architetto. 1963-2003”.

 

Romentino dista da Novara 8,6 km, raggiungibile per la SS703.

 

 

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